Presentato il "Rapporto Energia e Ambiente 2005" dell'ENEA - Comunicato ENEA

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COMUNICATI STAMPA

Presentato il "Rapporto Energia e Ambiente 2005" dell'ENEA


L'ENEA ha presentato oggi, alla presenza dei Ministri Matteoli e Scajola, il "Rapporto Energia-Ambiente 2005", che fornisce una raccolta aggiornata annualmente di dati e analisi sulla situazione energetica italiana, con approfondimenti dettagliati su domanda e offerta per settori e per fonti, sulle ricadute ambientali connesse, sulle tecnologie di frontiera e sulle politiche a scala internazionale, nazionale e locale.
Il Prof. Luigi Paganetto, Commissario Straordinario dell'ENEA, ha presieduto la Tavola Rotonda sugli argomenti trattati dal Rapporto: prezzo del petrolio, dipendenza energetica, tariffe elettriche, emergenza gas, fonti rinnovabili, risparmio energetico, impatto ambientale, investimenti pubblici nel campo della ricerca e nuove opzioni tecnologiche, a cui hanno partecipato: Corrado Clini; Fulvio Conti, Emma Marcegaglia; Alessandro Ortis; Daniela Primicerio; Ermete Realacci; Nicola Rossi; Paolo Savona; Chicco Testa; Altero Matteoli; Claudio Scajola.

In tale occasione, il Prof. Luigi Paganetto ha evidenziato che: "Viviamo in un contesto energetico sempre più caratterizzato da interdipendenza e incertezza. Ciò comporta effetti per un Paese come il nostro, dipendente dall'importazione dei combustibili fossili, in termini sia sui costi che sugli approvvigionamenti. Per contrastare questi effetti occorre dare più flessibilità al sistema degli approvvigionamenti e modificare il mix delle fonti nelle politiche da adottare, tra quelle a breve e quelle a lungo termine. A breve bisogna puntare sull'uso razionale dell'energia guardando particolarmente al settore dell'industria e dei trasporti, che è quello che mostra i maggiori aumenti di consumo. Bisogna puntare su energia distribuita a livello locale, sia con piccoli impianti tradizionali, sia con le rinnovabili."
"Sulle rinnovabili occorre investire di più – ha continuato Paganetto - specialmente per le attività di ricerca. L'ENEA sta realizzando progetti in stretta cooperazione con l'industria nazionale, come il solare termodinamico, i processi per l'uso pulito del carbone e le tecnologie per lo sfruttamento energetico delle biomasse. In questa prospettiva, l'ENEA intende rafforzare i suoi rapporti a livello territoriale con le istituzioni locali attraverso le sue sedi distribuite sul territorio nazionale."

Nel Rapporto vengono approfonditi i seguenti temi:

Consumi energetici
Il consumo interno lordo di energia si è assestato nel 2004 a 196,8 Mtep, in crescita dell'1,3% rispetto al 2003. La crescita dei consumi energetici, paragonabile a quella del PIL, non ha determinato variazioni nei valori dell'intensità energetica, che si attesta sui 187 tep/M€, confermando la sostanziale stabilità di questo indicatore dagli anni Novanta.
Prosegue la tendenza alla crescita della domanda interna di gas naturale (+3,8%), che tocca i 66,5 Mtep (34% dei consumi di energia primaria) in virtù della progressiva sostituzione delle centrali termoelettriche ad olio combustibile con nuove centrali a turbogas caratterizzate da un'efficienza più elevata mentre, dopo anni di relativa stabilità, si assiste ad una crescita dei consumi di carbone che raggiunge i 17,1 Mtep (8,7% dei consumi di energia primaria), pur in presenza di consistenti aumenti dei prezzi.
Conseguentemente, il consumo complessivo di prodotti petroliferi è stato pari a 88 Mtep (45% dei consumi di energia primaria), con un calo del 3,1% rispetto all'anno precedente, in linea con il trend registrato negli ultimi anni.
Nel 2004 la richiesta totale di energia elettrica ha raggiunto 325,4 TWh, con un incremento dell'1,5% rispetto al 2003. L'aumento dei consumi elettrici, inferiore all'incremento registrato negli anni precedenti, dipende essenzialmente dal rallentamento della crescita dei consumi nel settore terziario e nell'industria e dalla minore domanda di energia espressa nel periodo estivo rispetto al 2003. La crescita dei consumi elettrici, superiore al tasso di crescita del PIL, ha determinato un lieve incremento dell'intensità elettrica (+0,2%) che, anche nel lungo periodo, mostra una consolidata tendenza alla crescita.
Tra gli impieghi finali di energia, si segnalano l'incremento dei consumi nei trasporti (+1,7%) e la lieve diminuzione nel settore civile (residenziale e servizi) a seguito di fattori climatici favorevoli. Infine, i consumi del settore industriale hanno avuto un incremento molto modesto: appena lo 0,7%.

Dipendenza energetica
L'aumento della dipendenza energetica nel 2004 ha determinato un aumento della fattura energetica dell'Italia verso l'estero che, pur beneficiando dell'apprezzamento dell'euro nei confronti del dollaro, ha risentito dell'incremento dei volumi importati, in particolare di quelli di gas naturale e di combustibili solidi arrivando nel 2004 a un saldo negativo di 29,3 miliardi di euro con un peggioramento, rispetto al 2003, di quasi 800 milioni di euro.

Efficienza energetica
Gli indici di efficienza energetica per macrosettori economici, rimangono nel complesso stabili con un miglioramento nel residenziale e un peggioramento in alcuni settori dell'industria manifatturiera. Gli indicatori di intensità energetica nell'ultimi anni in Italia si sono mantenuti sui valori relativamente bassi degli anni ‘90, ma non sono riusciti a seguire i trend di altri Paesi europei in direzione di un ulteriore contenimento.

Il mercato degli idrocarburi
Nel biennio 2004-2005 sul mercato degli idrocarburi si è delineato uno scenario del tutto nuovo, anche se in larga parte prevedibile in relazione all'esplosione della domanda dei Paesi dell'Asia: l'offerta globale ha toccato i suoi limiti strutturali in area OPEC e non-OPEC, a fronte di una domanda in forte sviluppo e in una congiuntura di saturazione della capacità di raffinazione a livello mondiale.
Il gas naturale si avvia fisiologicamente a trasformarsi, specie in un mercato maturo in cui è già attiva la competizione gas to gas e attraverso l'espansione degli approvvigionamenti di gas naturale liquefatto (GNL), da materia prima "in concorrenza" con i prodotti petroliferi, a fonte energetica "sostitutiva", con tutte le implicazioni del caso. Non sono mutazioni di prospettiva secondarie, ai fini del tracciamento delle linee di energy policy in un Paese, come l'Italia, in cui il gas naturale, che concorre in misura del 34% al bilancio energetico nazionale, è dipeso nel 2004 per l'85% dalle importazioni. Una ragione in più per sostenere la diversificazione degli approvvigionamenti, lo sviluppo di terminali GNL e la piena liberalizzazione del mercato.
Nonostante i forti aumenti verificatisi negli ultimi due anni, il carbone è considerato ancora la fonte più conveniente per l'alimentazione elettrica, in quanto gli aumenti non hanno influito in maniera significativa sul prezzo finale dell'energia elettrica, essendo la gran parte degli approvvigionamenti regolata da contratti di fornitura a lungo termine stipulati prima dei rialzi registrati recentemente. In una prospettiva di medio-lungo periodo è innegabile tuttavia che la competitività del carbone dovrà confrontarsi, oltre che con gli incrementi del prezzo della materia prima, anche con i futuri scenari, delineati da un lato dal Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di emissioni di gas serra, in accordo alla direttiva 2003/87/CE, e dall'altro dagli impegni derivanti dal Protocollo di Kyoto, con i relativi costi specifici associati alle emissioni di anidride carbonica.
Nella media del 2004 il prezzo del greggio ha sfiorato i 38 dollari al barile, segnando un incremento di circa il 30% rispetto al 2003. Nel 2005 la crescita non si è arrestata e il prezzo del greggio ha superato i 70 dollari in settembre. Sulla crescita delle quotazioni del petrolio hanno influito principalmente la forte domanda che proviene dalle economie più dinamiche ed il restringimento dei margini di capacità produttiva inutilizzata dei Paesi dell'OPEC. A queste cause si è aggiunta la volontà dei Paesi produttori di compensare con prezzi più alti la perdita di potere d'acquisto dovuta all'indebolimento del dollaro. In prospettiva, la concentrazione delle riserve restanti in pochi Paesi nella regione mediorientale gioca a favore di un loro crescente potere di mercato.
La variabilità delle quotazioni nel 2004-2005 è stata amplificata da movimenti speculativi particolarmente reattivi rispetto a fattori contingenti. Molti analisti prevedono un prezzo superiore ai 60 dollari per buona parte del 2006. Tali previsioni portano a ribassare le proiezioni di crescita economica mondiale, soprattutto nelle aree più dipendenti dalle importazioni di greggio.

Fonti rinnovabili
In Italia, nel 2004, le rinnovabili hanno contribuito per poco più del 7% alla domanda complessiva di energia e per il 16% circa alla domanda elettrica. Tra le rinnovabili è ancora prevalente il ruolo di quelle "storiche", in particolare dell'idroelettrico che fornisce oltre il 75% dell'energia elettrica da rinnovabili. Nonostante un buon incremento della produzione di energia fatto segnare negli ultimi anni, il contributo energetico da biomassa è attestato al 10% della domanda di energia e quello dei biocombustibili risulta inferiore all'1% della domanda nel settore trasporti. Anche per eolico e solare, tra le rinnovabili quelle che presentano le maggiori potenzialità di sviluppo, il 3% di contributo alla domanda di energia fatto segnare nel 2004 appare decisamente al di sotto della media europea. Complessivamente siamo ancora lontani da un vero decollo delle rinnovabili che, nonostante i meccanismi di incentivazione messi in atto, potranno difficilmente soddisfare il 22% del consumo interno lordo di elettricità tra il 2010 e il 2012, come prevedono gli impegni assunti in sede comunitaria.

Protocollo di Kyoto
Nel 2003 in Italia gli usi dell'energia nel loro complesso sono stati responsabili dell'emissione di circa 457 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Di queste, circa il 35% è emesso dalla produzione e trasformazione dell'energia, il 27,6% dal settore dei trasporti, il 18% dalle industrie manifatturiere e delle costruzioni e un altro 18% dagli altri settori.
Confrontando i dati attuali con quelli del 1990 si evidenzia come il settore dei trasporti abbia avuto l'incremento più elevato (+23,7%), seguito dal settore della produzione e trasformazione energetica con un incremento di circa 21 punti percentuali; non trascurabile anche l'aumento del 10% che si è osservato nei settori residenziale e terziario. Il solo settore delle industrie manifatturiere e delle costruzioni ha evidenziato una contrazione del livello di emissioni (-3,3%) e se ciò è attribuibile in parte a un miglioramento delle tecnologie impiegate e a una migliore efficienza energetica, nondimeno ha giocato un peso la crisi produttiva di alcuni comparti industriali. La traiettoria crescente delle emissioni dell'Italia rende imprescindibile il ricorso ai meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto.

Stato e regioni: rispettivi ruoli in materia energetica
Le Regioni hanno emanato le loro leggi in materia energetica, dando luogo a specifici programmi di sostegno nei confronti di azioni pubbliche e private per le fonti rinnovabili e il risparmio energetico, insieme a normative che regolano i sistemi di offerta e di domanda dell'energia. Tuttavia, le stesse Regioni rischiano di muoversi in modo scollegato tra loro, in assenza di una strategia nazionale. Il Sistema soffre infatti per un insufficiente collegamento tra i soggetti istituzionali preposti e, a livello nazionale, si sente l'assenza di un piano che stabilisca indirizzi, regole ed obiettivi, necessario anche per un corretto sviluppo del decentramento.

Nuove opzioni tecnologiche
La tendenza strutturale di medio-lungo termine all'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e alla crescente dipendenza dall'estero dell'approvvigionamento energetico determina una situazione progressivamente più favorevole all'introduzione di innovazione nel sistema nazionale della generazione elettrica. Sussistono quindi i presupposti per procedere nel completamento di quel processo, da tempo avviato, di introduzione dei nuovi cicli combinati a gas nei sistemi di generazione elettrica, garantendo continuità agli investimenti già effettuati negli ultimi anni. Sembra altresì opportuno, in questa situazione congiunturale, sviluppare tecnologie per l'utilizzo pulito del carbone in cogenerazione, soprattutto in piccoli impianti per la generazione distribuita. Si associano in questo modo due aspetti favorevoli: da una parte il significativo aumento di efficienza del sistema e dall'altra la sua maggiore flessibilità sia in termini di "alleggerimento" della rete elettrica che di disponibilità all'introduzione di nuove tecnologie per l'utilizzo di fonti rinnovabili, nonché di nuovi vettori come l'idrogeno, attraverso lo sviluppo di piccole reti che afferiscono agli auspicati "distretti energetici".

Investimenti per la ricerca
L'intensità delle spese in ricerca rispetto al PIL nei maggiori Paesi industrializzati, presenta rapporti variabili tra il 2 e il 3%, mentre in Italia si attesta nel 2002 (ultimo anno disponibile) all'1,16%, contribuendo alla perdita di competitività dell'industria nazionale.
Per quanto riguarda le spese pubbliche di ricerca e sviluppo in campo energetico, il trend è decisamente negativo, con un livello della spesa nel 2004 ridotto a poco meno della metà del livello del 1990 in termini reali. La riduzione ha interessato soprattutto le attività di ricerca su tecnologie orizzontali e la ricerca sul nucleare, che si è focalizzata sulla fusione termonucleare e, per la fissione, sui temi della sicurezza e del trattamento delle scorie. È diminuita anche la ricerca riguardante il risparmio e l'efficienza energetica, che si va concentrando sul risparmio nel settore residenziale e in parte in quello industriale, con un parallelo abbandono dell'attività nei trasporti.

 

icona pdf Il Rapporto è scaricabile online

icona pdf Intervento del Ministro Scajola

 

Roma, 02 Febbraio 2006

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