Tecnologie per l'analisi non invasiva di opere d'arte - Tecnologie per i beni culturali

[ Vai direttamente ai contenuti ]

In questa pagina sono disponibili i seguenti servizi e contenuti:
Menu di servizio per contatti e mailing list;
Menu delle aree del sito per la stampa;
Contenuti
Informazioni sul sito

[ Torna inizio pagina ]

[ Torna inizio pagina ]


QUALCHE SPUNTO SU...

Tecnologie per l'analisi non invasiva di opere d'arte


Intervista agli esperti ENEA Roberto Rosa e Gian Piero Gallerano

Gli studi e le attività di diagnostica su capolavori del patrimonio artistico sono di fondamentale importanza per il lavoro dei restauratori, perché forniscono uno strumento scientifico, propedeutico all’intervento di conservazione e di recupero. Ciò nonostante essi vanno affrontati con estrema cautela per non compromettere il delicato equilibrio dell’opera d’arte. Esistono oggi tecnologie innovative che consentono di fornire informazioni, non altrimenti disponibili, utili al restauro, e altre che permettono perfino di riportare alla luce opere d’arte nascoste dietro manufatti giustapposti nei secoli.
L’ENEA, grazie alla sua esperienza nel campo delle tecnologie applicate alla conservazione ed al recupero dei beni culturali, ha sviluppato strumenti e metodologie non invasive, innocue, e che non compromettono l’integrità delle opere d’arte. Si tratta di metodologie adattabili ai diversi settori dell’arte, dell’architettura e dell’archeologia.

Roberto Rosa ci spiega gli studi condotti con tecnologie che utilizzano neutroni.
Nei laboratori del Centro Ricerche ENEA di Casaccia sono state avviate, in collaborazione con l’Università di Delft  e con l’Università della California di San Diego, attività sperimentali con metodologie diagnostiche che utilizzano neutroni e che possono essere applicate per l’individuazione di dipinti nascosti da muri o manufatti edilizi.
In particolare, viene utilizzata una sorgente che irradia neutroni in direzione di un muro di mattoni, dietro il quale si vuole verificare l’eventuale presenza di un dipinto o di un’altra opera d’arte.
Questa tecnica si basa sul fatto che alcuni materiali possiedono un alto contenuto di idrogeno, come nel caso dei materiali utilizzati nel fondo di preparazione dei dipinti a olio, e che l’idrogeno interagisce con questi neutroni. I neutroni, nel momento in cui entrano in contatto con un materiale idrogenato, subiscono una serie di urti e ritornano verso la sorgente con una diversa distribuzione, che viene rilevata con specifici strumenti. Questo fenomeno è definito “backscattering neutronico”. Nel caso si voglia verificare la presenza di dipinto nascosto dietro un muro di mattoni, la sorgente di neutroni, posizionata in prossimità del muro, emette neutroni che attraversano il muro e vanno ad interagire con i materiali posti dietro il muro stesso. Se dietro il muro è nascosta una superficie contenente idrogeno, come nel caso di un dipinto, questa viene rilevata. 
Questa tecnica è completamente innocua per l’ambiente, per i manufatti sottoposti a indagine e per gli addetti ai controlli.
 
Gian Piero Gallerano ci spiega gli studi condotti con il Laser ad Elettroni Liberi Terahertz.

Nei laboratori del Centro ENEA di Frascati sono stati messi a punto procedimenti d’avanguardia per le  indagini e per la conservazione dei beni culturali mediante l’applicazione dei Laser ad Elettroni Liberi (FEL) attraverso tecniche di “imaging”, che utilizzano la radiazione Terahertz (THz), non ionizzante.
La radiazione THz copre l’intervallo di onde elettromagnetiche compreso tra la radiazione infrarossa e le radiofrequenze usate la per telefonia cellulare e i sistemi di comunicazione wireless. Tale radiazione è riflessa in maniera differente dai diversi materiali, permettendo di ottenere un’immagine dell’opera d’arte che riesce ad evidenziare particolari non visibili ad occhio nudo. Si tratta di una tecnica non invasiva che, oltre ad applicazioni in campo biologico, ambientale e della security, consente anche di visualizzare opere d’arte nascoste da altri materiali giustapposti nel corso dei secoli, come gesso, calce, intonaco o strati di pittura.
Con una tecnica che utilizza il Compact-FEL realizzato a Frascati, alla frequenza di 150 GHz, è possibile effettuare misure su frammenti pittorici parzialmente coperti con strati di gesso e di ottenerne un’immagine nitida e con una risoluzione elevata.
Con un’altra tecnica, che utilizza la nuova sorgente FEL-CATS, a frequenze più alte, tra 400 e 700 GHz, è possibile eseguire l’analisi dei differenti pigmenti che sono stati utilizzati per la realizzazione della pittura.
Grazie alla tecnica di THz-imaging, nell’ambito di un progetto denominato THz-ARTE, di collaborazione bilaterale Italia-Giappone tra l’ENEA ed il National Institute of Information and Communication Technology di Tokyo,  che è stato il primo ad utilizzare la tecnologia THz per le indagini di opere d'arte, siamo riusciti a rivelare la presenza di motivi pittorici al di sotto di coperture di gesso, calce e nerofumo ed ad analizzare la composizione dei pigmenti utilizzati per documentarne lo stato di conservazione.

 

Per richiedere le foto ad alta risoluzione contattare l'Ufficio Stampa

 

 0
 1
2
 3
 4
 5
 6
 7
 8
 9
 10
 11
 12
 13
14
15

 

 

[ Torna inizio pagina ]

2002/2008 - Powered by ENEA INFOUTE & RESUSMEDIA & RESRELCOM