Carta Nazionale delle Aree Costiere a Rischio - Il Clima - Ambiente, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile

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Carta Nazionale delle Aree Costiere a Rischio


La recente individuazione dei complessi movimenti di risalita relativa del mare sulle coste italiane, insieme alla valutazione proiettata per i prossimi anni dall’accelerazione del sollevamento del mare dovuto al riscaldamento globale, assume una notevole importanza per la programmazione delle attività umane future. Il mare si è comportato nel passato, e continuerà a fare nel futuro, come una sorta di “ammortizzatore”, variando costantemente il suo livello sia in rapporto alla radianza del sole misurata al suolo, sia in funzione di alcuni movimento geofisici in atto sulla maggior parte delle zone costiere della terra.

La Carta Nazionale delle aree costiere, redatta da Fabrizio Antonioli, ENEA, Dipartimento Ambiente, ha lo scopo di valutare il comportamento delle coste al variare del livello del mare. Un punto sulla costa è la somma di movimenti di diversa origine: movimenti  Eustatici (scioglimento dei ghiacci), Isostatica (abbassamento delle coste italiane dovuto a movimenti geofisici del mantello) e tettonici (movimenti delle zolle, sollevamento Alpi, abbassamento della Pianura del Po, terremoti, ecc.). Questo vuole dire movimenti verticali molto diversificati. Indagini di dettaglio dimostrano che la risposta è molto diversa da nord a sud dell’Italia.

Non sempre inoltre, ad un sollevamento relativo di livello del mare corrisponde un allagamento dell’area retrostante perché influiscono diversi fenomeni legati alle disuguali caratteristiche fisiche locali come l’ampiezza delle spiagge, la portata dei detriti dei fiumi, la presenza o meno di dune costiere, l’esistenza e il verso di correnti marine, l’installazione di opere di difesa, la creazione di insediamenti antropici.

L’Italia è situata in un’area geologicamente attiva, dove movimenti isostatici, tettonici e di subsidenza antropica si sommano a quelli eustatici. Le coste mediterranee, misurate in 46.000 km, e soprattutto quelle italiane di 7.750 km, presentano alcuni fattori negativi, in relazione al rischio di allagamento da parte del mare:
1 – la presenza di limitate escursioni mareali (mediamente 30-40 cm con l’unica eccezione del nord Adriatico dove si superano i 180 cm di marea) ha consentito un pericoloso avvicinamento alle coste basse di numerose attività antropiche;
2 – tutte le aree costiere italiane in seguito a movimenti isostatici e tettonici aumentano ulteriormente gli effetti del sollevamento eustatico (scioglimento dei ghiacci) del mare, tale effetto viene evidenziato per la presenza di un certo numero di aree costiere depresse, cioè che già oggi presentano qualche migliaio di chilometri quadrati a quote topografiche anche sotto il livello del mare (in rosso e giallo nella mappa).
A questi movimenti naturali vanno aggiunti quelli di subsidenza del suolo (e quindi risalita relativa del livello marino) dovuti all’intervento dell’uomo quali: emungimenti di acque, gas, petrolio, o compattazioni dovute a bonifiche di zone paludose. Rispetto al sollevamento eustatico globale (senza quello isostatico o tettonico) di risalita dei mari italiani pari a circa 1,02 mm/anno sembra essere minore rispetto a quello globale pari a 1,8 mm/anno.
I motivi di questa notevole discrepanza sono attualmente fonte di dibattiti scientifici e sembrano legati ad anomalie di salinità, di pressione e di forte evapotraspirazione del mare Mediterraneo  che viene “ricaricato” con difficoltà dai corsi d’acqua, oltre alla presenza nello stretto di Gibilterra di una soglia che si comporta da “diga” rispetto agli Oceani.

ENEA, in collaborazione con numerose Università italiane e con il progetto Nazionale VECTOR, ha calcolato l’attuale tasso di risalita relativa del mare per le aree a rischio, perché depresse, e i tassi dei movimenti tettonici. Tutto ciò è stato fatto con molto dettaglio per alcune aree (Versilia, Fondi, Cagliari, Catania, Foce del Sangro, area di Trieste, stretto di Messina, Lazio Meridionale) perforando sondaggi, misurando markers archeologici, biologici e geomorfologici con dettagli nelle altre aree. Per tutte le aree a rischio italiane (33), evidenziate nella figura è comunque stato possibile valutare i movimenti di risalita del livello del mare minimi, attesi per il 2100, nel caso di accelerazione della risalita di livello del mare per effetto serra e riscaldamento delle acque superficiali, tali movimenti potranno raddoppiare.

 

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