Missione scientifica italiana in Cile per una valutazione dei danni causati dal terremoto - Tecnologie antisismiche

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Missione scientifica italiana in Cile per una valutazione dei danni causati dal terremoto


Affidato all’ENEA il coordinamento della missione di esperti a seguito della pluriennale collaborazione con il Cile sulle tecnologie antisismiche di avanguardia

Intervista a Maurizio Indirli, dell’Unità Tecnica Ingegneria Sismica

27 febbraio 2010: ancora una volta, purtroppo, un terribile terremoto, di magnitudo 8,8 e di durata di circa 90 secondi, ha colpito la Regione del Maule del Cile Centro-meridionale, con epicentro in mare e profondità focale di circa 35 km. Il sisma è stato accompagnato da uno tsunami che ha devastato la costa da Talcahuano a Constitucion e l’arcipelago di Juan Fernandez.
Il territorio del Cile è ad elevatissimo rischio sismico e ha già subito il terremoto più violento mai registrato al mondo, di magnitudo 9.5, nel 1960 a Valdivia.
È anche da sottolineare però che il Cile, essendo uno dei paesi maggiormente sviluppati del Sud America, è all’avanguardia in America Latina sia per le normative antisismiche che nel settore della progettazione antisismica innovativa ed annovera diverse realizzazioni di edifici e ponti protetti da sistemi d’isolamento sismico e a dissipazione di energia. Per questi motivi, il numero delle vittime, pur elevato, non è stato catastrofico. E’ da tenere presente che almeno metà delle vittime (430) sono state causate dallo tsunami associato all’evento sismico.
Nello sviluppo e nell’applicazione delle moderne tecnologie antisismiche la collaborazione Italia-Cile è sempre stata molto attiva.
Chiediamo all’ing. Maurizio Indirli dell’Unità Tecnica Ingegneria Sismica dell’ENEA di darci maggiori informazioni sulla collaborazione - che ha portato ad una missione scientifica italiana nel paese del Sud America - che da tempo l’Agenzia sta portando avanti con gli studiosi cileni per ridurre, attraverso tecnologie d’avanguardia,  i danni da terremoti. 

Ci può parlare della missione scientifica post- terremoto da cui  è appena tornato?
La nostra missione scientifica si è svolta nel periodo 30 marzo – 12 Aprile e vi hanno partecipato gli stessi partner del progetto “MAR VASTO” - di cui vorrei parlare più avanti - ENEA come coordinatore, Università di Padova, Ferrara e Trieste, con il supporto di istituzioni cilene e locali università, con l’aggiunta dell’Università Federico II di Napoli e di esperti internazionali. Per la missione, che si è svolta con il patrocinio della commissione ICOMOS-ISCARSAH dell’UNESCO, del Progetto Europeo COST Action C26 “Urban Habitat Constructions Under Catastrophic Events”, è stato chiesto anche quello del Ministero degli Esteri Italiano. In Cile abbiamo anche beneficiato dell’aiuto dell’Istituto per il Commercio Estero e dell’Ambasciata Italiana di Santiago.

Ad una prima analisi, che cosa è emerso in materia  di danni agli edifici? Quali sono stati i contatti con gli studiosi cileni?
Il primo contatto fondamentale è stato con il Prof. Rodolfo Saragoni Huerta dell’Università del Cile a Santiago, con il quale l’ENEA collabora da lungo tempo. Ci ha illustrato le caratteristiche del terremoto (la zona colpita ha una lunghezza di 450 km e una larghezza di 150!) e organizzato uno specifico incontro con il gruppo di lavoro che si sta occupando della scrittura della norma per la protezione sismica del patrimonio storico-artistico in Cile. Questo è un fatto molto importante: nel prossimo futuro potremo avere la possibilità di collaborare alla stesura di questa norma, valorizzando l’esperienza italiana.
A Valparaiso ho incontrato il Sindaco Jorge Castro, che ha voluto partecipare direttamente ai nostri sopralluoghi alle chiese di San Francisco del Baron e dei Doce Apostoles (entrambe con danni consistenti). Stampa e televisione cilene hanno riportato con grande risalto questo fatto. Altri incontri sono avvenuti con l’Ordine degli Architetti del Cile, il Vicario di Valparaiso, il Vescovo di Concepcion, rappresentanti istituzionali e progettisti a Talca, e molti altri (non posso citarli tutti).
La missione scientifica ha toccato dapprima Santiago, Viña del Mar e Valparaiso, quindi le località della zona epicentrale verso Sud: Rancagua, Curicò, Talca, Chillan, Concepcion e dintorni. Nel ritorno abbiamo seguito la linea di costa, da Talcahuano a Constitucion.
Gli edifici di nuova concezione con fondazione convenzionale (cemento armato e acciaio) si sono comportati molto bene e non hanno praticamente avuto danni, eccetto pochi casi particolari (Santiago, Viña del Mar, Concepcion) e per cause differenti (tipologia del suolo, difetti di progetto, carenze costruttive o interventi errati). Ciò significa che le norme antisismiche cilene hanno funzionato e che complessivamente gli edifici moderni sono stati ben costruiti. Gli edifici con tecniche antisismiche innovative (isolamento alla base) non hanno avuto alcun tipo di problema. Al contrario, le costruzioni afferenti al patrimonio culturale hanno sofferto moltissimo, soprattutto le chiese, in tutte le località che abbiamo visitato. Anche i centri storici (in particolare Rancagua, Talca e Constitucion), quelli ancora costruiti in adobe (ovvero terra cruda, che è un materiale molto fragile) e non demoliti dopo eventi sismici precedenti, hanno subito crolli o danni gravi. In effetti, il problema di come proteggere beni monumentali e centri storici è molto complesso. I contatti presi potranno essere molto utili per avviare future collaborazioni e mettere a frutto l’esperienza italiana in Cile formando team misti.
Infine, veramente terrificante è stato l’effetto dello tsunami. Almeno un’onda (mediamente alta sei metri e parallela alla costa) ha devastato quasi completamente il tratto di mare da Talcahuano a Constitucion, penetrando all’interno anche per più di sei chilometri: località turistiche e villaggi di poveri pescatori spazzati via, barche spinte nell’entroterra, detriti e demolizioni in corso. Questo scenario mi ha veramente impressionato, assieme alla dignità e alla tenacia di questi cileni del Sud che discendono dagli invitti indios mapuche.

Ing. Indirli, questa missione scientifica è il frutto più recente della collaborazione tra ricercatori ENEA e studiosi cileni, ma ci sono stati anche in precedenza altri esiti significativi? 
Prima di tutto, mi sembra utile parlare del Progetto “MAR VASTO”, finanziato dal Banco InterAmericano de Desarrollo e conclusosi poco più di un anno fa: questo progetto è stato un momento importante e ricco di possibili sviluppi  futuri nella cooperazione scientifica fra ENEA  ed esperti cileni.
Al progetto, da me coordinato per conto dell’ENEA, hanno partecipato Università italiane (Università di Ferrara e di Padova, l’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics dell’Università di Trieste) e cilene (Università del Cile di Santiago e Università Tecnica Federico Santa Maria di Valparaiso).
Al centro del progetto l'analisi dei rischi derivanti da terremoti, maremoti, frane e incendi nella città di Valparaíso, località “fragile” dal punto di vista della conformazione geofisica, nel 2003 proclamata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, colpita anch’essa, sia pur marginalmente, dal terremoto del 27 febbraio scorso, ma devastata da un evento sismico nel 1906. 
I principali risultati ottenuti dal progetto sono i seguenti: la realizzazione di un database digitale e georeferenziato (su base GIS) per la città di Valparaíso, che raccoglie le informazioni esistenti riguardo il rischio da catastrofi naturali (terremoti, tsunami, frane) e antropiche (incendi); la valutazione di vulnerabilità e proposte per interventi di conservazione e consolidamento antisismico per tre importanti chiese monumentali di Valparaiso (La Matríz, San Francisco del Baron, Las Hermanas de la Divina Providencia); un’analisi architettonico-urbanistica e di valutazione della vulnerabilità antisismica per un’area pilota del Cerro Cordillera, parzialmente all’interno della zona UNESCO (circa 230 edifici); la realizzazione di linee guida per futuri interventi di pianificazione urbana e mitigazione del rischio.
Al Progetto “MAR VASTO” hanno collaborato molte istituzioni cilene, quali la Municipalità di Valparaiso, il Governo Regionale, l’Arcivescovado e le organizzazioni religiose, la protezione civile, il Servizio Idrografico e Oceanografico della Marina Militare, ecc… In aggiunta, l’Istituto Italo Latino Americano (IILA) ha finanziato quattro borse di studio in Italia per giovani esperti cileni. Ricordo anche il fondamentale supporto dell’Istituto per il Commercio Estero e dell’Ambasciata Italiana a Santiago per tutta la durata del progetto. Molte delle istituzioni citate ci hanno supportato anche nel corso della missione scientifica post-terremoto.

Se non sbaglio, al centro dell’attenzione del progetto vi è la difesa dagli eventi naturali del patrimonio artistico e architettonico della città di Valparaìso? 
Senz’altro. Ricordo soltanto qui che l’ENEA - e il nostro gruppo in particolare (protezione antisismica) - ha maturato in questo settore competenze specialistiche ed esperienze fra le più significative a livello internazionale.
Il consolidamento antisismico dei Beni Culturali non è semplice: bisogna armonizzare, infatti, protezione sismica e principi di conservazione, evitando qualsiasi conflitto e applicando procedure e tecniche specifiche diverse da quelle utilizzabili per edifici moderni in cemento armato e acciaio. Oltre alle tecniche tradizionali (come, per esempio, inserimento di tiranti, rigenerazione muraria, cerchiature, ecc.) deve essere valutata anche l’applicazione delle moderne tecnologie antisismiche, che costituiscono, infatti, un’opportunità molto importante per conservare alle generazioni presenti e future  opere d’arte e monumenti. 
Nel caso di Valparaiso, il Progetto “MAR VASTO” ha dimostrato che la storica Chiesa di San Francisco del Baron, progettata dall’architetto di origine italiana Eduardo Provasoli alla fine del 1800 e realizzata (facciata e campanile) in muratura piena, presentava lesioni causate da almeno quattro successivi eventi sismici (dal 1906 al 1985), per cui è stata riconosciuta come soggetta a rischio di collasso parziale o totale in caso di terremoto medio-grande.
Nell’ultimo evento sismico del 27 febbraio, lo shock principale è avvenuto in una regione abbastanza lontana da Valparaiso ma alcune repliche (una di magnitudo 7) hanno avuto l’epicentro a circa cento km, quindi più vicino.
La chiesa di San Francisco del Baron ha resistito eroicamente anche a questo terremoto (il quinto!), ma la gravità delle lesioni (vecchie e nuove) si è senz’altro accentuata. A Santiago e Valparaiso, infatti, diverse strutture storiche e monumentali, infrastrutture ed edifici residenziali hanno subito danni consistenti.
Sono molto affezionato alla Chiesa di San Francisco del Baron: è un monumento simbolo di Valparaiso (i naviganti, un tempo, avvistavano da lontano il suo campanile, prima di entrare in porto); è una struttura emblematica per l’applicazione di corrette tecniche antisismiche; è un frammento importante di cultura italiana in America Latina.
Ricordo che le  autorità cilene  hanno comunicato ufficialmente, durante  la  Conferenza finale del progetto “MAR VASTO” (Settembre 2008) l’intenzione di mettere a disposizione fondi specifici per effettuare un intervento di urgenza. Tali dichiarazioni hanno portato a  riunioni tecniche miste di esperti cileni e italiani, per affrontare le questioni relative alla metodologia. La nostra equipe  (ENEA, Università di Padova e Ferrara) ha prodotto in tempi rapidi un progetto d’emergenza per la Chiesa, Al momento - aprile 2010 - stiamo aspettando che siano completate le procedure per avviare tale progetto di messa in sicurezza per la storica chiesa, con la consulenza, spero, del team italiano all’impresa incaricata dei lavori. Fortunatamente, i fondi per il progetto di messa in sicurezza sono stati confermati anche dopo l’evento sismico del 27 Febbraio scorso.
Mi sono forse dilungato un po’ nel raccontare: ciò per dimostrare quanto siano profondi i legami fra Italia e Cile. Le collaborazioni dell’ENEA con esperti dell’Università del Cile di Santiago (in particolare il Prof. Rodolfo Saragoni Huerta, di origine italiana) incominciarono addirittura alla fine degli anni ottanta.

Come nasce la collaborazione fra ENEA e studiosi cileni?

La collaborazione di esperti cileni con l’ENEA e il GLIS (“Gruppo di Lavoro Isolamento Sismico”, ora “Isolamento e altre Strategie di Progettazione Antisismica”), risale al 1989 e si è andata rafforzando grazie alla collaborazione di esperti e ricercatori cileni di origine italiana sullo sviluppo e l’applicazione dei moderni sistemi antisismici: i proff. Rodolfo Saragoni Huerta e Maria Ofelia Moroni dell’Università del Cile di Santiago. In questi anni si sono tenuti significativi seminari e conferenze internazionali sull’isolamento sismico che hanno visto una partecipazione di primo piano degli esperti ENEA, ed in particolare del prof. Alessandro Martelli. I Professori Saragoni e Moroni, assieme al prof. Martelli (primo presidente di tale associazione) e ad esperti di numerosi altri paesi sono fra i Soci Fondatori di ASSISi, (Anti-Seismic Systems International Society), l’Associazione Internazionale che ora raggruppa più di 30 paesi nel mondo e che è stata costituita ad Assisi il 6 ottobre 2001 a conclusione del 7° Seminario Internazionale sull’Isolamento Sismico organizzato dal GLIS, pochi giorni dopo il dramma delle Torri Gemelle di New York.


Peschereccio spinto dallo tsunami

 


Danni gravi allaChiesa dei Doce Apostoles

 


Cristo in Bilico nella Chiesa del Salvador

 


Crollo di un edificio in adobe

 


Crollo di un vecchio ponte in muratura

 


Crollo di un edificio in cemento armato

 

  "Ricercatori in Cile"

 

Roma, 30 aprile 2010

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