La ricerca sulla protezione dai terremoti - Tecnologie antisismiche

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La ricerca sulla protezione dai terremoti


Intervista a Gerardo De Canio

“In Italia manca una cultura diffusa della protezione sismica, eppure si tratta di un paese tutto a rischio”. A parlare è Gerardo De Canio, il responsabile del laboratorio dei terremoti artificiali dell'ENEA, che illustra uno dei grandi impianti sperimentali, fiore all’occhiello dell’Ente di ricerca, realizzato oltre 20 anni fa per la sicurezza delle centrali nucleari, sia nei confronti dei terremoti, che nell’eventualità di esplosioni o di impatto di missili (per esempio eventi terroristici).
”Si tratta di un’attività che prevedeva, per ogni componente della centrale, una serie di prove su tavola vibrante, in modo da simulare dei terremoti verificando la resistenza delle varie strumentazioni; un lavoro complesso, perché per ogni diversa attrezzatura, bisognava realizzare un prototipo da provare su tavola vibrante. Con la crisi del nucleare, abbiamo riconvertito le tavole per le prove di vibrazioni, sia su componenti industriali, che per la protezione sismica di strutture civili e industriali, allineandoci con Usa e Giappone, i due paesi più avanzati nelle attività di ricerca nel campo della sismica. Non è un caso che proprio nell’ultimo terremoto in Giappone è stato dimostrato che gli edifici dotati di particolari dispositivi sono rimasti in piedi, gli altri sono crollati”.

- E in Italia?
“La ricerca è sempre stata all’avanguardia, non così è stato per il quadro normativo, che non consentiva l’uso dei dispositivi antisismici se non dopo un lungo iter burocratico, il quale solo da pochi anni è in linea con i paesi più avanzati. È infatti grazie a queste nuove norme se negli ultimi 3 anni sono stati fatti molti progressi ma, soprattutto nel pubblico, manca ancora la consapevolezza dell’efficacia di questi dispositivi. Nel 2003 per la prima volta in Italia sono state emanate una serie di norme per le costruzioni in zona sismica, che tengono conto dei progressi fatti sia nella ricerca che nella sperimentazione; norme che impongono sia la valutazione obbligatoria della vulnerabilità sismica degli edifici strategici e quindi scuole, ospedali, che l’esatta mappatura sismica del territorio italiano. È bene sapere che non esistono zone non sismiche: tutte lo sono con vari gradi di pericolosità. Quindi, quando si progetta una nuova costruzione bisogna fare per legge la verifica sismica dell’edificio sulla base della pericolosità sismica del territorio”.

- In cosa consistono i vostri studi?
“Riguardano la protezione degli edifici civili, industriali e monumentali con la messa a punto di varie tecniche, dai dispositivi di isolamento, agli interventi di rinforzo, alla dissipazione di energia. Le tavole vibranti è il mezzo per verificare l’efficacia delle tecniche di intervento ed il grado di protezione degli edifici. Spetta poi al progettista dell’edificio scegliere quale strategia tecnica seguire e qui entra in gioco anche l’aspetto architettonico”.

- Quanto possono incidere a livello economico queste tecniche nella costruzione di un edificio?
“Pur senza ricordare qui il valore proprio della sicurezza, che, naturalmente, non è soltanto economico, diciamo che non è possibile fare una stima esatta; comunque ci può essere anche un risparmio, perché, ad esempio, con l’isolamento sismico non c’è bisogno di fare pilastri troppo grossi e si elimina quindi una buona parte di cemento armato e ferro. La norma ha comunque un approccio prestazionale: l’edificio deve assicurare determinate prestazioni e sta al progettista scegliere in quale maniera metterle in pratica; una misura che ha creato qualche difficoltà. Per questo sono stati organizzati dalla rete dei 5 laboratori universitari di ingegneria sismica RELUIS (Rete di Laboratori Universitari per l’Ingegneria Sismica), costituita dal Dipartimento della Protezione Civile in ottemperanza alle nuove norme per le costruzioni in zona sismica e di cui fa parte anche il nostro laboratorio ENEA, degli specifici corsi di formazione per gli ordini professionali di ingegneri ed architetti.
La rete dei laboratori RELUIS gestisce le 10 linee di ricerca che riguardano i vari aspetti dell’ingegneria sismica trattati dalla normativa, dagli edifici in cemento armato, ai misti, a quelli in muratura e via dicendo, in cui sono coinvolte 30 Università e 100 gruppi di ricerca in tutta Italia. In pratica si tratta della messa a sistema della ricerca italiana sull’ingegneria sismica”.

- Quali sono in questa rete i compiti specifici dell’ENEA?
“Il Dipartimento ENEA Tecnologie Fisiche e Nuovi Materiali, di cui faccio parte, gestisce i vari laboratori ENEA dei Centri di Ricerca di Casaccia, Portici, Trisaia, Brindisi, Frascati e Faenza i quali si occupano delle tecnologie innovative e dei materiali, nella loro funzione strutturale e funzionale. L’ENEA, con le sue sperimentazioni, partecipa trasversalmente a molte delle linee di ricerca, ma in una in particolare, la linea di ricerca 9, dal nome ‘Monitoraggio ed early warning di strutture ed infrastrutture strategiche’, ha un ruolo specifico sia per la protezione delle opere d’arte, che in un’applicazione pilota per la protezione delle reti di distribuzione di gas metano ed olio combustibile e degli impianti di estrazione nella zona della Val D’Agri in Basilicata”.


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