Il Clima - Il Clima - Ambiente, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile

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QUALCHE SPUNTO SU...

Il Clima


Il clima è la combinazione delle condizioni metereologiche prevalenti in una regione, su lunghi periodi di tempo (25-30 anni). Alla base dei complessi meccanismi che regolano il clima sulla Terra c'è l'energia solare. Tra l'energia che entra sulla Terra e l'energia che esce, si stabilisce un equilibrio complessivo rappresentato dal clima o stato di equilibrio energetico .

Lo stato di equilibrio energetico della Terra è il risultato delle interazioni fra le diverse componenti che incessantemente si scambiano flussi di calore, energia e materia: l' atmosfera , gli ocean i, la geosfera , la biosfera , l' energia solare e l' orbita terrestre .

Con le emissioni in atmosfera di grandi quantità di gas serra (CO2, metano e N2O), le attività umane stanno generando un effetto serra aggiuntivo a quello naturale (dovuto principalmente al vapore acqueo), che tende ad alterare gli equilibri del sistema climatico. Le emissioni derivano soprattutto dal settore energetico (consumo e combustione di fonti fossili), dalle produzioni industriali, dall'agricoltura, dall'allevamento e dalla gestione dei rifiuti.

La diminuzione degli assorbitori di gas dipende dalla riduzione, per distruzione o per cambiamento d'uso, delle superfici forestali che assorbono la CO2, la cui concentrazione in atmosfera è aumentata del 16% negli ultimi 40 anni, con un incremento annuo dello 0,5%.

Sulla base delle ricerche dell'Organismo Internazionale che studia i cambiamenti del clima, l'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l'aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera è la maggiore causa dell'intensificazione dei fenomeni:

  • l'aumento della temperatura del pianeta
  • l'aumento delle precipitazioni
  • l'aumento nella frequenza e nell'intensità di eventi climatici estremi
  • l'aumento della desertificazione
  • la diminuzione dei ghiacciai e delle nevi perenni
  • la crescita del livello del mare.

Negli ultimi venti anni, gli scienziati hanno sviluppato modelli di calcolo che cercano di prevedere i cambiamenti climatici. Alcuni studi dell'IPCC prendono in considerazione diverse ipotesi di evoluzione o "famiglie di scenari" per alcuni parametri fondamentali: crescita demografica, sviluppo economico, risorse disponibili (fonti primarie di energia) e tecnologia. I principali cambiamenti individuati dai modelli riguardano: il riscaldamento globale della bassa atmosfera e della superficie terrestre, l'accelerazione del ciclo dell'acqua nell'atmosfera e al suolo e l'aumento del livello del mare.

Le principali conseguenze sui cambiamenti climatici riguardano i sistemi naturali, come gli ecosistemi terrestri ed acquatici, e i sistemi antropici, in particolare l'agricoltura, le risorse idriche, l'ambiente marino-costiero e la salute umana. In Italia è previsto un innalzamento del livello del mare tra i 25/30 cm entro il 2050, a cui è legato il rischio di inondazione per almeno 4.500 km 2 di aree costiere e pianure.

Per la prevenzione, il controllo e la mitigazione degli effetti delle attività umane sul pianeta i Paesi aderenti alle Nazioni Unite hanno sottoscritto, nel 1992 a Rio de Janeiro, la "Convezione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici", con l'obiettivo di "stabilizzare le concentrazioni nell'atmosfera dei gas ad effetto serra ad un livello tale da impedire pericolose interferenze di origine umana con il sistema climatico" . Per dare attuazione alla Convenzione, è stato concordato il Protocollo di Kyoto nel 1997, che impegna i Paesi industrializzati e quelli in economia di transizione, a ridurre le emissioni di gas serra, attraverso:

  • la promozione dell'efficienza energetica
  • lo sviluppo di fonti rinnovabili di energia
  • la protezione e l'estensione delle foreste
  • la promozione dell'agricoltura sostenibile
  • la limitazione e la riduzione della produzione di metano nelle discariche di rifiuti
  • misure fiscali appropriate per disincentivare le emissioni di gas serra.

Il Protocollo di Kyoto prevede anche strumenti di cooperazione tra Paesi (non tutti sono operativi), definiti "meccanismi flessibili", quali:

  • Joint implementation : permette alle imprese dei Paesi industrializzati di realizzare progetti in grado di ridurre le emissioni in altri Paesi con vincoli di emissioni. Lo scopo di questo meccanismo è di ridurre il costo complessivo necessario per adempiere agli impegni derivanti dall'adesione al Protocollo di Kyoto, permettendo l'abbattimento delle emissioni lì dove è economicamente più conveniente.
  • Clean Development Mechanism : permette alle imprese dei Paesi industrializzati di realizzare progetti che mirano alla riduzione delle emissioni di gas serra nei Paesi in via di sviluppo senza vincoli di emissione. Lo scopo di questo meccanismo è duplice: da una parte permette ai Paesi in via di sviluppo di disporre di tecnologie più pulite ed orientarsi sulla via dello sviluppo sostenibile; dall'altra permette l'abbattimento delle emissioni lì dove è economicamente più conveniente e quindi la riduzione del costo complessivo d'adempimento degli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto.
  • Emission Trading : permette ad ogni Paese, nell'esecuzione dei propri obblighi, di trasferire i propri diritti di emissione o acquisire i diritti di emissione di un altro Paese, in un vero e proprio scambio di tipo commerciale.

L'Italia, con la delibera del CIPE del 19/11/1998 ha adottato le “Linee Guida per le politiche e le misure nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra”, in cui vengono individuati gli obiettivi e le misure necessarie da conseguire entro il 2008-2012; gli obiettivi prevedono una riduzione del 6% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990. Per conseguire tale obiettivo sono state identificate 6 linee di azione:

  1. aumento dell'efficienza delle centrali termoelettriche
  2. riduzione dei consumi energetici nel settore dei trasporti
  3. produzione di energia da fonti rinnovabili
  4. riduzione dei consumi energetici nei settori abitativo/terziario ed industriale
  5. riduzione delle emissioni nei settori non energetici
  6. assorbimento delle emissioni di carbonio da parte delle foreste.

Le fonti di energia rinnovabili e l'idrogeno

La protezione dell'ambiente globale richiede l'adozione di nuove tecnologie in grado di ridurre le emissioni di gas serra, in particolare nella produzione di energia, da cui dipende il 90% delle emissioni di CO 2 .

Le fonti rinnovabili di energia

Possono considerarsi inesauribili e sono alternative allo sfruttamento dei combustibili fossili, senza emissioni inquinanti.

La disponibilità di energia da fonti rinnovabili è legata alle fonti metereologiche (sole, vento ecc.), impedendo una continuità nel loro utilizzo. Le fonti rinnovabili possono pertanto contribuire a ridurre i consumi combustibili nelle centrali convenzionali, ma non possono sostituirli completamente. Sono fonti di energia rinnovabili quelle che rinnovano la loro disponibilità in tempi brevi, come l'energia ottenuta dal solare fotovoltaico, dal solare termico, da eolico, da biomasse, dalla geotermia, dal mare e dall'idroelettrico.

L'idrogeno

E' un "vettore energetico", ovvero un buon sistema per accumulare o trasportare energia, che può essere prodotto da una pluralità di fonti, sia fossili che rinnovabili, tra loro interscambiabili e disponibili su larga scala, ma la sua introduzione presenta ancora delle criticità legate allo sviluppo delle tecnologie necessarie per rendere il suo impiego economico ed affidabile. L'idrogeno potrà essere efficacemente utilizzato nei motori a combustione interna, nelle celle a combustibile e nelle centrali termoelettriche a idrogeno.

Cosa si può fare?

Le famiglie italiane sono responsabili annualmente di più del 30% dei consumi energetici totali e producono circa il 27% delle emissioni di gas serra. Il riscaldamento è, dopo il traffico, la maggiore causa di inquinamento delle città italiane. Solo modificando il proprio stile di vita e utilizzando in modo corretto e sostenibile le risorse energetiche ed ambientali, senza rinunce al confort, si può contribuire alla riduzione delle emissioni che l'Italia è tenuta a perseguire.

L'attuale sistema di mobilità, basato sulla gomma e sul trasporto individuale di persone e merci è responsabile di circa il 23% delle emissioni nazionali di gas serra. Per ridurre il consumi energetici e l'impatto inquinante è necessario: aumentare l'efficienza dei veicoli, sviluppare i trasporti intermodali, incentivare il trasporto pubblico e promuovere l'uso multiplo delle auto.

L'industria è responsabile del 19% delle emissioni di CO 2 . Per ridurre i consumi di energia è necessario: modificare o sostituire gli impianti più energivori, riciclare i rifiuti e ottimizzare i processi, adottando tecnologie avanzate.

Per saperne di più consulta l'opuscolo ENEA "Clima e cambiamenti climatici"

Dossier: "ENEA per lo studio dei cambiamenti climatici e dei loro effetti"

 

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