Dall'ENEA contro l'Aids un vaccino derivato dal tabacco - Vaccini vegetali - Agricoltura eco-sostenibile, agroindustria, biotecnologie

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Dall'ENEA contro l'Aids un vaccino derivato dal tabacco


Intervista a Eugenio Benvenuto

Dal tabacco in arrivo vaccini per sconfiggere l’Aids. Una sfida per il Laboratorio del Centro ENEA della Casaccia che da diversi anni ha concentrato buona parte della propria ricerca sull’utilizzo delle piante intese come vere e proprie biofabbriche. È il responsabile della Sezione genetica e genomica vegetale, Eugenio Benvenuto, ad illustrare il progetto che ha iniziato a prendere corpo negli anni 2000, i cui risultati lasciano davvero ben sperare. “Il nostro nemico è il virus dell’HIV, contro il quale stiamo creando un vaccino attraverso cellule prelevate da tabacco, una delle piante più plastiche e manipolabili che esista in natura che, da nemico della salute dell’uomo, si trasforma in un valido alleato. Ben venga la riconversione delle distese di tabacco: la pianta non verrà più fumata ma trasformata in una fabbrica di proteine mirate a scopi terapeutici. Lavoriamo anche su pomodoro e patata, due colture il cui vantaggio è la loro commestibilità, inaugurando di fatto un altro importantissimo capitolo per i vaccini.”

- Quali sono i vantaggi di un vaccino vegetale rispetto a quelli tradizionali?
“Nei vaccini tradizionali c’è sempre il rischio di contaminazione da agenti infettivi per l’uomo, nelle piante questo non si pone, perché il patogeno rimane confinato nel regno vegetale. Altro vantaggio è il costo dei vaccini vegetali: il rapporto rispetto ai tradizionali è di 10 a 10mila, che però costituisce un grosso disincentivo per le multinazionali farmaceutiche perché si sa, dove non c’è business….Da sottolineare infine è anche l’aspetto umanitario, legato proprio al fattore economico.”

- Perché si chiamano vaccini ricombinanti?
“I vaccini di nuova generazione e quindi non solo quelli derivati dalle piante fanno uso dell’ingegneria genetica per prelevare delle informazioni dal patogeno e costruire quindi il vaccino. Sono sicuramente più sicuri rispetto a prima, perché non usano più tutto il patogeno, ma solo la porzione utile per essere riconosciuta dal sistema immunitario che ne deve fare memoria.”

- Quali sono i progetti a cui state lavorando?
“Partecipiamo al progetto europeo ‘Pharma Planta’ insieme ad altri 31 laboratori, il cui scopo principale è quello di utilizzare le piante per produrre due anticorpi in grado di neutralizzare l’HIV e quindi utili per quella che viene definita l’immunoterapia passiva. Si tratta non di una vera immunizzazione, ma di una prevenzione basata sulla presenza di molecole che, aderendo alle mucose, la prima via di ingresso per il virus, lo bloccano. Noi come ENEA stiamo lavorando alla messa a punto di un vaccino ricombinante sempre contro l’HIV, utilizzando la proteina Nef, ancora da piante di tabacco.”

- A che punto siete?
“Siamo riusciti a montare su questo virus vegetale, il cosiddetto carrier, le molecole vaccinali e questo è un grande passo avanti; adesso passeremo ai modelli sperimentali non clinici, perché prima di questo occorre fare una sperimentazione animale sui topi. Ma attenzione, si tratta di immunizzarli non con iniezione, ma con una semplice goccetta sulle narici.”

- Perché la maggior parte della ricerca si concentra proprio sui vaccini contro l’HIV?
“Perché c’è tanta letteratura e poi perché ci sono i fondi…bisogna indirizzare la sperimentazione dove esistono finanziamenti e per quanto riguarda l’Aids non mancano.”

- Il suo sogno nel cassetto?
“Non abbiamo mai avuto i finanziamenti per lavorare su un campo importantissimo quale quello dei vaccini veterinari, un campo in cui è più facile arrivare al prodotto finito non dovendo sostenere i costi della sperimentazione umana. I vaccini infatti, prima di arrivare al grande pubblico, devono essere approvati come farmaci e questo è una via costosissima.”


Per saperne di più:

Eugenio Benvenuto
Eugenio Benvenuto con alcuni collaboratori

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