Il tumore della cervice, nemico della donna - Vaccini vegetali - Agricoltura eco-sostenibile, agroindustria, biotecnologie

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Il tumore della cervice, nemico della donna


470.000 casi di cancro cervicale con 280.000 decessi, l’80% dei quali avviene nei Paesi in via di sviluppo. È questo il quadro di una malattia, che rappresenta la seconda causa di morte per cancro, dopo quello al seno, nella popolazione femminile mondiale. Dopo molti anni di studi è ormai emerso con chiarezza che questo tipo di tumore è dovuto all’infezione causata dai papilloma virus umani (HPV) ad alto rischio, in particolare l’HPV-16, attraverso l’espressione di due oncoproteine, E6 ed E7, responsabili della trasformazione maligna e del suo mantenimento all’interno del tessuto. Oltre ad essere implicati nello sviluppo del tumore al collo dell’utero, gli HPV ad alto rischio sono presenti nel 50% dei carcinomi alle tonsille, nel 40% dei tumori del pene e nel 25% dei tumori testa-collo. Il diffuso ‘screening’ basato sul ‘Pap test’ e la disponibilità di trattamenti tempestivi, rendono il cancro della cervice uterina una neoplasia relativamente poco diffusa nel mondo sviluppato (35.000 decessi l’anno è la media stimata per Europa e Usa). Ed è proprio la carenza di questi strumenti invece, a rendere particolarmente incisiva questa malattia nei Paesi in via di sviluppo: a una diagnosi tardiva infatti, corrisponde ad una morte pressoché certa. ‘Pap test’ e trattamenti medici riducono quindi il rischio di sviluppare lesioni cervicali, ma non possono proteggere dall’infezione da HPV o curare dalle neoplasie ad esso associate. Ed è qui che entra in azione il primo vaccino profilattico contro HPV approvato nel 2006. Tutto bene o quasi, perché ha un costo molto elevato e i suoi benefici saranno quantificabili solo dopo alcune decine di anni.

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