La biodiversità in agricoltura: una ricchezza da tutelare - Biodiversità e agroecosistemi - Agricoltura eco-sostenibile, agroindustria, biotecnologie

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La biodiversità in agricoltura: una ricchezza da tutelare


Intervista a Laura Maria Padovani

“È indispensabile riattingere al patrimonio storico delle varietà tradizionali, perché più risorse si hanno, più sarà possibile affrontare cambiamenti improvvisi e lasciare alle generazioni future una ricchezza a livello genetico”. A parlare è Laura Padovani, ricercatrice del Dipartimento Biotecnologie, Agroindustria e Protezione della Salute dell’ENEA che dello studio delle biodiversità ha fatto una ragione di vita.

- Perché è importante questo recupero?
“Nel tempo l’uomo ha selezionato i prodotti dell’agricoltura sulla base delle esigenze dettate dal momento, ma dovremmo ricordarci che siamo solo dei ‘nudi proprietari’ di questo patrimonio che appartiene a tutti. Depauperare, quindi, risorse significa non solo erodere un patrimonio di oggi, ma defraudare le generazioni future di una ricchezza, che sarà sempre più importante. Oggi si è alla ricerca di nuove colture che, oltre ad essere più produttive, siano caratterizzate da maggior resistenza ai patogeni, un maggior adattamento alle caratteristiche ambientali anche locali, e che abbiano particolari proprietà nutritive. Per fare tutto questo è indispensabile attingere al patrimonio genetico delle varietà tradizionali.”

- In questo contesto che ruolo gioca l’ENEA?
“L’ENEA si occupa della conservazione e dell’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche attraverso vari progetti. Gli ultimi due, in ordine di tempo sono ‘Safenut’ e ‘Cynares’, entrambi incentrati sulla caratterizzazione, valorizzazione e recupero di varietà tradizionali che stanno per essere perse a livello regionale ed europeo: stiamo parlando da una parte del mandorlo e del nocciolo e dall’altra del carciofo. Sulla stessa scia si inserisce l’Atlante multimediale, uno strumento di consultazione on line, in cui domanda e offerta di informazioni tecnico-scentifiche provenienti da istituzioni pubbliche e private si possono incontrare. E poi ancora il progetto RIADE, che utilizza, tra l’altro i cambiamenti della biodiversità come indicatore dei processi di desertificazione.”

- Ma il mondo si sta rendendo conto del pericolo che corriamo?
”Non è facile capirlo, perché la biodiversità ha tre facce distinte ma indissolubilmente collegate tra loro. Deve essere intesa come prodotto, come patrimonio genetico e come memoria storica del territorio, il che ne implica gli aspetti culturali e sociali e prevede il coinvolgimento della popolazione. Negli ultimi due progetti, ad esempio, abbiamo reso partecipi aziende, regioni, enti locali e un’organizzazione non governativa come Legambiente, molto attenta a queste tematiche.”


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